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Mostrami la tua galleria foto e ti dirò chi sei

Mostrami la tua galleria foto e ti dirò chi sei

Mostrami le tue foto salvate e ti dico quanto sei più vicino a quella casa di quanto credi

Di Alberto — Co Founder, Restylit.com


Nella prima call, quasi tutti i nostri clienti fanno la stessa cosa: aprono il telefono, scorrono velocemente come se stessero cercando qualcosa di specifico, e poi mi mostrano una serie di immagini che non hanno niente a che fare con la casa in cui vivono. Camere con soffitti altissimi. Soggiorni dove la luce sembra progettata da qualcuno che conosce i segreti della fisica. Terrazze che sembrano le prime due settimane di agosto in un posto in cui non sei mai stato ma che riconosci come tuo.

Le foto sono sempre bellissime. E quasi sempre, subito dopo, arriva una frase che ho imparato a riconoscere: "Lo so che è irrealistico, però..."

Non è irrealistico. O meglio — è molto meno irrealistico di quanto quella persona creda nel momento in cui me lo dice. E il mio lavoro, spesso, è esattamente questo: mostrare quanto è più vicina quella casa di quanto sembri.


Le foto non mentono. Le parole intorno alle foto sì.

Gil Melott, un designer americano che seguo con ammirazione, ha scritto una cosa che mi è rimasta in testa: "Those saved images are a diary." Le immagini salvate sono un diario. Tre mesi di screenshot fatti di notte, quando la casa è silenziosa e tu stai guardando un riad marocchino pensando sì, qualcosa del genere.

Quello che ho aggiunto io, dopo anni di prime call con clienti italiani, è questo: il diario spesso racconta una storia che il budget non conferma.

Qualcuno mi manda venti foto di case che costano tre milioni di euro e poi mi dice che il budget è diecimila. Qualcun altro mi manda foto di interni da boutique hotel e poi aggiunge "però non voglio spendere troppo" .

Non li giudico, anzi, li capisco profondamente. Perché anche io ho una cartella di foto salvate su Pinterest di case che non posso permettermi. Anche io guardo certi spazi e penso vorrei vivere così. La differenza è che abbiamo imparato, a forza di farlo per gli altri, che tra quella foto e la realtà c'è spesso meno distanza di quanto si creda. Non zero. Ma meno.


L'archetipo italiano che l'articolo americano non poteva conoscere

Nell'articolo di Melott ci sono sette archetipi di clienti. Sono tutti riconoscibili, tutti veri. Ma manca quello che incontro più spesso in Italia.

È quello che guida una macchina che costa settantamila euro e vive in una casa che non ha visto un progetto da quando è stata comprata. Non è ipocrita, è semplicemente cresciuto in una cultura dove la macchina è uno status visibile e la casa è uno spazio privato che "si sistema piano piano". La macchina la vedono tutti. La casa solo tu.

Questa persona non ha paura di spendere. Non ha ancora capito che lo spazio in cui vive ogni sera, dove scarica la giornata, dove si sveglia, dove passa il tempo con le persone che ama, quello spazio ha un ritorno sull'investimento che nessuna macchina può garantire.

Non è una critica. È un'osservazione culturale. E quando questa persona arriva alla prima call con le foto di case bellissime e un budget che sembra timido rispetto alle ambizioni visive, il mio lavoro non è ridimensionare il sogno. È aiutarla a capire dove mettere i soldi per avvicinarsi il più possibile a quelle foto.


La permanent non è un'utopia

Una cosa che sento spesso, e che ogni volta mi colpisce, è questa: "Vorrei che casa mia sembrasse un posto in cui sono in vacanza."

La prima volta che l'ho sentita ho pensato fosse una richiesta impossibile. La casa è la casa ha le bollette sul tavolo, le scarpe nell'ingresso, il bambino che urla. Non è il Cipriani.

Poi ho cambiato idea.

Perché la sensazione che si prova in un buon hotel non è il risultato del budget dell'hotel. È il risultato di scelte precise: la luce a 2700K che scalda invece di azzerare, il letto che è nel posto giusto rispetto alla finestra, i materiali che si toccano con piacere, lo spazio che non ha niente di superfluo ma non ha niente che manca. Sono scelte progettuali. Non sono necessariamente scelte costose.

Ho visto appartamenti di 60m2 che ti fanno venire voglia di non uscire mai. E ho visto case enormi con budget enormi che sembrano sale d'aspetto. La differenza spesso non sono i soldi ma il progetto.

Quando qualcuno mi manda le foto del boutique hotel di Tulum e mi dice che il budget è limitato, non rispondo con un ridimensionamento. Rispondo con una domanda: cosa ti fa sentire così in quel posto? Quasi sempre non è il marmo. È la luce. È l'ordine. È la sensazione che ogni cosa abbia un senso preciso di essere lì.

Quelle cose si possono fare. Con metodo, con priorità, con qualcuno che ti aiuta a scegliere dove mettere i soldi e dove non metterli.


Leggere il gap è il vero lavoro

Ho imparato da Mattea che il momento più importante di una consulenza non è quando si sceglie il colore delle pareti o il pavimento. È quello molto prima, quando si capisce cosa sta cercando davvero la persona dall'altra parte.

Le foto che mostrano sono una parte della risposta. Le parole che usano per descriverle sono un'altra parte — spesso contraddittoria. E poi c'è il gap tra le due cose, che è dove sta tutto quello che non riescono ancora a dire.

"Qualcosa di caldo ma non troppo." "Elegante ma non freddo." "Moderno ma con carattere."

Queste frasi non sono vaghe perché le persone non sanno cosa vogliono. Sono vaghe perché non hanno ancora il vocabolario per dirlo. Il nostro lavoro, quello che mi è diventato più chiaro anno dopo anno, è dare un nome a quello che le foto già mostrano. Tradurre il desiderio in scelte concrete. Fare in modo che quando consegniamo il progetto, la persona guardi il rendering e pensi sì, è esattamente questo anche se non avrebbe saputo descriverlo prima.

Quando succede, è la cosa più soddisfacente che esista in questo lavoro.


Una cosa prima di chiudere

Se stai leggendo questo e hai una cartella di foto salvate che non hai mai mostrato a nessuno — immagini di spazi in cui vorresti vivere ma che ti sembrano lontani per qualche ragione che non hai del tutto esaminato — ti chiedo una cosa.

Guardala. Cosa hai salvato tre volte senza accorgertene. Cosa ti fa venire voglia di stare in quel posto invece che dove sei adesso.

Quella cartella dice qualcosa. Non su quanto puoi spendere. Su come vuoi vivere.

E da lì si parte.


Alberto, co-founder di Restylit

Restylit è una interior design company italiana, interamente online. Progettiamo spazi in cui le persone si sentono finalmente se stesse — a partire da €289.

Scopri come funziona →

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